Scrittura automatica – Dott. Fabio Tarantino

Fabio TARANTINO, medico chirurgo di Torino, è specializzando in psicoterapia Neo Ericksoniana. Come ipnologo si occupa da tempo di stati modificati di coscienza ed associa alla sua attività professionale l’interesse per la ricerca psichica.

Di seguito proponiamo un suo articolo dal contenuto decisamente interessante, che offre spunti per la riflessione e la ricerca nell’affascinante campo della scrittura automatica.
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LA SCRITTURA AUTOMATICA, UN DIBATTITO ANCORA APERTO?

La psicografia, o la capacità di scrivere frasi sotto la guida di una volontà apparentemente separata da quella dell’operatore, è argomento di cui si trattava già nei salottini medianici dell’800 ed addirittura “ufficializzata” come metodica di trans-comunicazione dallo stesso Allan Kardec, padre dello spiritismo. Tanto cara dunque ai medium, entrò in uso anche negli ambiti psicanalitici nei quali veniva vista, in ambito più scientifico, come “voce dell’inconscio”; due utilizzi tanto diversi, quindi, che trovavano altresì un punto comune: la trance ipnotica.

Lo stato di coscienza modificato era infatti fondamentale per i medium (i quali notoriamente “cadevano in trance”) per manifestare le loro presunte capacità di comunicazione con l’ultraterreno; si trattava quindi di uno stato di trance autoindotto, quando non vi fosse frode celata, a differenza della seduta psicanalitica in cui tramite processi ipnotici era il terapeuta a indurre lo switch dallo stato di veglia a quello “di transizione”.
E’ quindi la scrittura automatica un fatto meramente dimostrabile dal punto di vista psichico ed etichettabile come frutto dell’inconscio, o l’utilizzo di questa tecnica permette di accedere anche ad un’altra tipologia di dati non percettibili in stato di veglia? Certamente le continue frodi non hanno aiutato la ricerca parapsicologica e le sperimentazioni in ambiente controllato sono troppo poche per fornire dati concreti.

Esistono impregnazioni psichiche, ovvero “dati” accumulati nell’ambiente con cui alcuni soggetti in un particolare stato di grazia (di facile accesso alla trance, per intenderci) vengono in contatto? Può la nostra mente interpretare questi dati e tradurli in chiave logica tramite scrittura? Oppure è tutto sempre e comunque frutto dei nostri desideri e delle nostre paure inconsce?

tarantino figura
Constatato che, si, la nostra mente può dissociarsi a tal punto da far compiere dei movimenti al nostro corpo senza che la nostra parte conscia ne sia consapevole (vedansi le tipiche levitazioni del braccio di Milton Erickson) e che quindi la scrittura automatica non sia frutto di semplice suggestione ma di meccanismi che si perdono tuttora nei meandri della meccanica della mente (la dissociazione ci può far supporre l’esistenza di una Mente Animica ed una Mente Corporea le quali, fuse assieme, danno origine alla Mente Umana? discorso troppo ampio da affrontare in un intervento non appositamente dedicato), il punto chiave è : che cosa sta esattamente trasmettendo il messaggio al nostro braccio scrivente? Ed inoltre: come interagisce con il nostro sistema nervoso quel qualcosa? Consci che la scrittura automatica potrebbe essere vista come una “piccola possessione” la questione è capire se il dáimon si celi in noi o altrove.

Si riporta un caso di sperimentazione avvenuto nel 2010 durante una conferenza. La trance ipnotica è stata ottenuta scrivendo tutto ciò che il conferenziere dalla veloce parlantina esponeva; il ritmo era talmente rapido da non permettere una chiara presa di appunti, le cui parole si trasfiguravano in segni quasi incomprensibili, sino all’inevitabile rottura tra ascolto e scrittura. In tale condizione il sistema nervoso, iper sollecitato, finisce per rompere i meccanismi di dipendenza mano-mente conscia; spetta all’operatore sentire la carica tensiva muscolare della mano, cogliere il TILT e procedere con un’interazione: “Chi sei?” è stata l’ultima frase scritta consciamente dopo il TILT. “ero” è stata la risposta.  “Chi sei?” nuovamente scritto ma con più difficoltà poichè la mano desiderava solamente guizzare sul bianco foglio. E nuovamente “ero”.

Risultato senza dubbio affascinante, ma è necessario ricordare il Philip Experiment (Canada, 1972) in cui un gruppo di sperimentatori guidato dal dott. Alan Robert George Orwen (1919-2003), matematico e genestista, diede origine a reali fenomeni di psicografia e psicocinesi creando a tavolino una presunta entità ed evocandola in sessioni durate più di un anno. L’energia psichica dei partecipanti parrebbe aver originato tali fenomeni sebbene l’entità comunicasse credendo di essere realmente esistente e presentandosi con gli stessi caratteri inventati dai suoi creatori-evocatori .

La carne sul fuoco è molta, ma la brace scarseggia. Le interpretazioni sono molteplici e necessitano solamente di una cosa: la ricerca.

Buona sperimentazione.
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