Sos da nave fantasma…

Il seguente articolo ci viene proposto da G. Rotondi, noto giornalista italiano ex radioamatore. Una notte, inaspettatamente, intercetta un segnale Sos proveniente da una nave in difficoltà e allarma la capitaneria. Scopre, con sorpresa, che la nave non era in navigazione quella stessa sera ma che era affondata 50 anni prima.

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Da molti anni ho abbandonato la mia stazione radio alla polvere. O meglio al chiodo perchè la mia linea Drake a valvole fa ancora bella mostra di sè all’interno di una bella vetrina in legno. Il ricevitore per decametriche il trasmettitore con le due splendide finali che diventavano violette quando davano potenza e rosse quando in antenna c’erano “stazionarie”… Insomma linguaggio da radioamatore che oggi, davanti ad i-phone e smartphone, nessuno più potrebbe comprendere se non i sempre più rari addetti ai lavori…
Quella notte, però, me la ricorderò per tutta la vita.
Erano le 01.00 di Gmt, come si scriveva sul Log (quaderno di stazione), ovvero le ore una sul Greenwich mean time (ora locale rispetto a quella inglese) e mi trovavo a Catania sul mio bel balcone a smanettare con il mio Ricetrans per l’etere di tutto il mondo in un caldo Luglio del 1983. Avevo fatto iso-onde per allineare il ricevitore con il trasmettitore e da poco avevo ascoltato sui 40 metri la stazione Marconi di Sasso Marconi col suo classico da-da-di-da-di quando poco più avanti, girando la manopola della sintonia a condensatore variabile, ascoltavo chiaramente (in banda laterale unica ovvero in Usb, la banda più alta) un morse sempre più nitido. Sentivo chiaramente un SOS provenire da una nave che dava per località il Golfo Persico con tanto di latitudine e longitudine che non annotai subito perchè il segnale, dopo un paio di minuti, scomparve quasi del tutto. Fenomeno questo piuttosto normale in estate di propagazione altalenante cioè di potenza del segnale fluttuante che al mio preciso strumento S-Meter segnava un Santiago pari a 0-9 per poi scendere a 07, 05, 03 poi ancora 00 sino a perdersi del tutto.
Piuttosto allarmato avevo segnato il nome della nave, a memoria ricordo Mixere o qualcosa del genere e battente bandiera norvegese e qualche dato sulla sua posizione, evidentemente inesatto perchè mancante di qualche numero tra la cattiva ricezione e la mia emozione!
Chiamai subito via filo un mio collega al quale raccontai la vicenda. Il mio amico, più esperto di me, girò la mia ricezione alla capitaneria di porto locale che, tramite il registro nautico, ci comunicò che la nave era realmente esistente ma… nel 1932 e non certo nel Golfo Persico!
Beh ne parlammo per giorni, per mesi, aggiungendo sempre qualche altro piccolo particolare da bar dello sport sino a dimenticarcene del tutto. Forse volutamente. Che cosa era accaduto? Beh, chi può dirlo? Le onde elettromagnetiche una volta emesse vagano nella ionosfera chissà per quanto tempo saltellando da un ostacolo all’altro forse per l’eternità. O sino a quando un ricevitore sensibile di buona fattura, come quel magnifico Drake americano, non riesca a catturarle per un istante ed a trasformarle in suoni. Da-da-di-da-di…

G. Rotondi
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Sappiamo che la propagazione delle onde nella ionosfera può generare fenomeni particolari e i segnali radio rimangono, per così dire, intrappolati per anni negli strati più alti.
Non è diverso da quello che accade nel chiacchierato Triangolo delle Bermuda, dove aerei e navi “fantasma” lanciano misteriosi Sos da punti ignoti e risalenti a molti anni prima.

Chi avesse informazioni relative ad una nave norvegese affondata nel 1932 con un nome simile a Mixere, ce lo comunichi al nostro indirizzo di posta elettronica.

http://www.unipa.it/laser/eln_app/Radiopropagazione0506.pdf

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