“GHOST EFFECT” e il fantasma è servito!

Vi è mai capitato di immortalare, con il vostro strumento fotografico digitale, uno spettro? Avete davvero “catturato”  un’anomalia di tipo paranormale?
E’ molto probabile che l’anomalia sia reale, vi trovate di fronte ad un’immagine atipica nel vero senso della parola ma quello che vi sfugge è che probabilmente non vi è nulla di così paranormale se non il limite funzionale del sensore chip CCD o CMOS interno che converte le luce in cariche elettriche, per trasformarle poi in informazioni digitali che possono risultare alterate.

http://www.100fotografia.it/index.php?/archives/42-CCD-vs-CMOS-tecnologie-a-confronto-Parte-1.html

Immagine
Il nostro occhio, non vedendo al di fuori delle frequenze per natura a lui assegnate, è difficilmente ingannabile in quel senso. Diversamente le perturbazioni ravvisabili nel chip permettono di ottenere immagini insolite che la nostra suggestione costruisce con direzione fantasiosa!
Quando puntate una videocamera nel cielo e questa riprende una sedicente astronave aliena, o fantasma, od essere celeste, potreste aver preso una cantonata. Si è captata un’emissione luminosa od una radiazione di emissione (magari un comando infrarosso o laser per palloni metereologici che è stata visualizzata in maniera e forma casuale) che la nostra suggestione arbitra a prescindere dalle considerazioni problematiche di fondo.

Anche la riproduzione stessa delle immagini: su tubo catodico, su display LCD (liquid crystal display) retroilluminato a CCFL (lampade fluorescenti) o a LED, o sul plasma display, soffrono spesso di difetti di persitenza, sdoppiatura ed effetto “fantasma” (ghost effect). La persistenza è l’effetto che si ha quando le immagini che hanno già passato non svaniscono temporaneamente ne permanentemente dalla superficie dello schermo. Facile pensare cosa si può IMMAGINARE di vedere con questi difetti.

Il campionamento è un limite strumentale non trascurabile. Per tanto, i “fantasmi” si possono riprendere con una macchina fotografica che abbia il CCD o la S-DRAM difettosa che provochi il ghost effect: visualizzazione di immagini riprese precedentemente e “mixate” insieme. Poi ci pensa lo scaler del processore il quale non pensa affatto ma agisce come può, per come è ingegnerizzato e programmato, tirando fuori immagini “pressapochiste” che il nostro cervello elabora come meglio crede a consenso emotivo e non razionale.

 

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