Mea culpa…dove si batte la mano risiede la coscienza?

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Cercando la parola “coscienza” su Wikipedia ci si imbatte in un’ interessante spiegazione che rimanda alle parole  “consapevolezza” e “comprensione”. Queste parole che sembrano implicite, hanno invece definizioni differenti che vanno tenute in gran considerazione visto il tema delicato che stiamo per trattare, non si cada nell’ errore di pensarle simili perchè non lo sono affatto.
La morte intesa come deterioramento e successiva disgregazione molecolare a livello biologico e psico/cognitivo non viene “compresa” allo stesso modo da tutti gli esseri umani.
Siamo straordinariamente differenti gli uni dagli altri per qualità, filosofia e bagaglio di esperienze (neppure i gemelli hanno comprensioni simili seppur condividano biologicamente gran parte del patrimonio genetico) è più che normale avere idee, storia politica e credo religiosi differenti.

Quando leggiamo o sentiamo la parola “morte” è istintivo associarla inesorabilmente al concetto di fine.

Immaginiamo, per un istante, che il nostro corpo funzioni come un veicolo a motore con un telaio, dei filtri, dei sistemi di pompaggio, un motore ecc. e naturalmente con un centro elettrico (batteria) per alimentare tutte le parti meccaniche che lo costituiscono.
Non è difficile stimare che una volta che il congegno di produzione elettrica smette di funzionare tutto il sistema entri in deficit  per poi arrestarsi.

Pur vero che un’ auto non gode di tutti i privilegi di un essere umano soprattutto a livello chimico , percettivo, sensoriale, evolutivo e riproduttivo.
Sicuramente gli esseri viventi hanno una scintilla in più che è argomento per filosofi, religiosi, scienziati di ogni tempo e di tutti coloro che ambiscono ad una comprensione che inspiegabilmente ci è stata preclusa.
Secoli di filosofia e religioni hanno cercato di spiegare la stretta connessione tra il corpo fisico e il corpo sottile chiamato  spirito o, più o meno erroneamente, “coscienza”  racchiusa, da come tramandato, poco sotto al plesso solare (punto di unione dei gangli simpatici e parasimpatici collegati al cervello).

L’ anima viene spesso associata alla coscienza, ancora oggi la pratica religiosa di omissione del  “mea culpa” colloca  virtualmente la coscienza al di sotto del palmo della mano quando viene picchiettato sul ventre nel punto esatto in cui, secondo le credenze, risiederebbe il centro dell’anima e del dolore spirituale. Persino gli studi del medico statunitense MacDougall del 1907 riferiscono di un ipotetico peso dell’ anima pari a 21 grammi (benchè ritenuti non scientifici per l’esiguo numero di campioni e la non ripetibilità; nessun dettaglio viene riportato sul metodo utilizzato o sugli intervalli di misurazione).
Ma l’anima esiste o è un concetto? Cos’ è la coscienza? Come funziona?

Per rispondere a queste ardite domande, proponiamo di leggere molto attentamente il link sottostante:

http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/10/10/la-morte-non-esiste-il-biocentrismo-quantico-del-dott-lanza/

Ci siamo interrogati a lungo su cosa potrebbe accadere alla nostra batteria bioenergetica (cervello) e all’ energia accumulata al suo interno se non fosse più vincolata al corpo fisico:

Un sistema generatosi per regolare le funzioni chimiche e biologiche, che concede l’ uso dei sensi per comprendere il mondo circostante e che  permette la sopravvivenza biologica, come si comporterebbe in un altro ambito? Che funzione avrebbe? Sarebbe necessario? Che capacità di adattamento e regolazione avrebbe inserito nella variabile tempo?

Questa energia teoricamente “cosciente”, ma non più vincolata ai processi vitali corporei, potrebbe comunque conservare tutte le esperienze e le memorie raccolte nella vita precedente? Potrebbe avere percezioni e riproporsi come “individuo consapevole” comunque?

In quanto teoria, e quindi basata su un principio di ipotesi scientifica, dovrebbe precedere una prova pratica per essere assunta ad effetto.
Quale?

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